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Gessi di Scandiano

Lungo la valle del Torrente Tresinaro affiorano i gessi messiniani in lembi discontinui, a contatto con le Argille Varicolori di Cassio. Gli affioramenti più estesi si osservano a margini dei bacini calanchivi del rio della Rocca e Monte de' Gesso

Last update: 27 January 2026, 14:00

Si tratta di un geosito di rilevanza locale compreso nel sito World Heritage UNESCO "Carsismo e Grotte Evaporitiche nell'Appennino Settentrionale".

Lungo la valle del Torrente Tresinaro c’è un affioramento di gessi messiniani in lembi discontinui. Gli affioramenti più estesi si osservano a margini dei bacini calanchivi del rio della Rocca e Monte de' Gesso. Queste rocce sono sedimentarie di origine chimica e prendono il nome dal periodo geologico noto come Messiniano (7,2 – 5,3 Ma), ultimo piano del Miocene. In particolare, la deposizione dei gessi è avvenuta nell’intervallo 5,97 – 5,33 Ma. Questo periodo, infatti, è stato caratterizzato da eventi climatici significativi, tra cui la chiusura parziale del Mar Mediterraneo, che hanno creato un ambiente marino parzialmente o completamente prosciugato e per questo estremamente salato, al punto tale da portare alla deposizione dei sali stessi sui margini e sul fondo del bacino.

Un bell’esempio di carsismo all’interno del perimetro del geosito dei “Gessi di Scandiano” è rappresentato dalla presenza di 4 cavità naturali, che sono uno dei motivi principali dell’inserimento della zona come Patrimonio UNESCO. Si tratta di 4 grotte denominate: Buco del Laccoi (RE 482) – Grotta del Terenzano (RE 13) – Grotticella di Figno (RE 286) – Tana della Volpe (RE 285).

Il gesso venne studiato già a partire dal 1500. Fra questi ricordiamo diversi scienziati come Giambattista Venturi, Antonio Vallisneri e Lazzaro Spallanzani. Raccontavano della peculiarità del nostro territorio che vedeva gesso di scagliola (o Selenite o specchio d’asino) tra le argille utili per le terre cotte e zolfo di buona qualità commerciabili dal Ducato Estense.

Lo zolfo veniva estratto in più di una miniera, in filoni incastrati tra le argille che si trovavano nei pressi del Rio dello Zolfo. Fu scoperto attorno al 1690 e il Principe Luigi d’Este nel 1695 vi fece costruire una miniera.          

La vena non era molto estesa e la scoperta di più ricchi depositi nella Romagna fecero cessare ogni estrazione nell’800. I cristalli di zolfo scandianese più belli si trovano nei musei delle Università di Padova e Pavia, qui portati da Vallisneri e Spallanzani.

Approfondimenti: https://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/geositi/scheda.jsp?id=469

https://ceastresinarosecchia.it/alla-scoperta-del-geosito-gessi-di-scandiano/


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