Cappelletto reggiano
Il cappelletto (caplét in dialetto) riconosciuto dal Comune di Reggio Emilia con una Denominazione Comunale d'Origine (De.Co.) per preservarne l'autenticità
Il comune di Scandiano nel 2021 ha aderito al disciplinare di produzione del Cappelletto Reggiano e sono molte le attività del territorio che oltre a somministrare degli ottimi piatti di cappelletti, organizzano corsi per apprendere i segreti della loro preparazione.
Come tutte le paste ripiene, anche il cappelletto reggiano è un prodotto tipico della cultura tradizionale contadina emiliano-romagnola. Con nomi e caratteristiche diverse, essi sono prodotti da secoli in diverse località dell’Emilia-Romagna, ogni città però mantiene invariate le caratteristiche peculiari che rendono ciascun prodotto unico ed irrepetibile.
I cappelletti reggiani non hanno nulla a che fare con agnolini, agnolotti, cappelloni né con i cappelletti romagnoli e si differenziano notevolmente dai tortellini bolognesi o modenesi, pur avendone la stessa forma.
La tradizione vuole che i cappelletti siano stati modellati a forma di “Umbilicus Aphroditis” (ombelico di Afrodite).
La dimensione del cappelletto è di pochi centimetri. Il ripieno è tradizionalmente composto da vari tipi di carne: manzo, maiale, pollo e mortadella. La sfoglia deve essere sottile e tagliata con apposita rotellina dentellata in quadretti della dimensione massima di 3 x 3 cm. I quadretti vengono poi riempiti con il ripieno e piegati formando un triangolo le cui estremità si uniscono facendole ruotare attorno alla punta di un dito a dare la classica forma a “cappello”. La loro riuscita ideale è la cottura in brodo di cappone.